Matteo Barbe': il blog di matteobarbe.com

Il teatro è in crisi. Il teatro non paga. Il teatro è un bastardo. Ma fino a quando sentirò anche un solo spettatore in platea piangere nella scena in cui sto morendo, io questo mestiere continuo a farlo. FINE DELLE REPLICHE DI CANICANI! Grazie pubblico della Cooperativa!


Stasera 20:45, Teatro della Cooperativa, ULTIMA REPLICA DI CANICANI!



Live from camerino… Tra un quarto d’ora la penultima replica di Canicani!


Canicani, il testo.

Di Aquilino, da aquilinoaquilino.blogspot.com (link completo http://aquilinoaquilino.blogspot.it/2012/05/canicani-il-testo.html)

Canicani, come testo, nasce una decina di anni fa. Camminando sulle rive del Ticino, mi imbatto in un cane randagio, poi in un altro. Cani, cani cani, Canicani. Che bel titolo per un’opera di teatro, penso. Ma chi sono i canicani? I bambini, i figli. Una famiglia con figli canicani. E scrivo la storia dei canicani. Anni e anni dopo, Stefano mi propone di metterla in scena, facendone un musical. Il testo contiene già dialoghi in rima e filastrocche, da lì l’idea della musica. Amplio il testo, ricamandolo come un’operetta, giocando con le parole. “Stefano, ti do tanto materiale, troppo per una durata media. Poi ci pensi tu” più o meno gli dico. Lui tuffa le mani nel forziere delle parole e si entusiasma come di fronte a una sfida. L’unico argomento di dibattito  è il finale. Ne viene fuori un finale con effetti speciali, un po’ new age, un po’ Don Giovanni di Mozart, un po’ consolatorio, un po’ speranzoso, un po’… A qualcuno piace, a qualcuno no. Ancora non sappiamo che il finale non ci deve essere. L’opera debutta al Binario 7 nel febbraio 2011. Scrive Gian Paolo Galasi: “Non è possibile prevedere, qualora lo spettacolo arrivasse fisicamente dalle vostre parti, a quali e quanti cambiamenti sarà soggetto.” Profetico. La durata è eccessiva, due ore. Ora, dopo quattro repliche al Teatro Cooperativa, dura un’ora e mezzo. Il finale è scomparso, insieme a due canzoni, insieme a cose belle che Stefano ha avuto il coraggio di potare per rinvigorire una pianta sovraccarica di frutti. Eh, sì, è così che si fa. Troppi frutti, e verranno piccoli e poco saporiti. Meglio rinunciare, sfoltire, cancellare… Fa parte della vita, il sacrificio di vita.
Tagli e ritocchi, ritocchi e tagli, e via via la messa in scena si fa più scorrevole, agile, muscolosa, forte, emozionante. “Una sberla” dice uno spettatore. “Un pugno nello stomaco” dice un altro.
Ma… il testo originale che fine ha fatto?
Non ha fatto una fine, è rinato sulla scena.
Nella mia concezione di “teatro panico”, lo spettacolo non è il testo; non è nemmeno il regista o l’attore “mattatore”; e nemmeno la sinergia della compagnia; è molto di più. La fabbrica dello spettacolo è un impianto complesso, che comprende la compagnia, l’allestimento con scenografie e musiche, il luogo di rappresentazione, il pubblico. Lo spettacolo scaturisce dalle interazioni, altrettanto complesse, tra tutti questi elementi. Quando si produce uno spettacolo che dovrebbe rimanere immutato negli anni, si tende a vedere di più l’immobilità della sua forma definita che non le variazioni dovute ai cambi di sala, di interpreti, di coreografie, recitazione eccetera.
Lo spettacolo non è mai finito e continua a farsi rappresentazione dopo rappresentazione, alla ricerca della propria verità. Fa ciò che ogni uomo dovrebbe fare nella propria vita: non fossilizzarsi mai, ma cercare continuamente come cambiare sé stesso e il mondo in meglio, consapevole che l’ottimo non può esistere e che la sua è una ricerca senza fine, che ha in sé stessa la propria validità e la propria ragion d’essere.
Lo spettacolo, come l’uomo, non si limita a indagare sé stesso attraverso il drammaturgo o il regista, ma si apre a tutte le proprie componenti, cogliendo stimoli e sviluppando intuizioni.
Un dettaglio di scena, la stanchezza di un attore, l’umore del pubblico, una luce sbagliata… tutto può essere notato, valutato e assimilato; tutto può contribuire al nuovo spettacolo della replica successiva.
Non si può quindi dire che il testo si pieghi, umiliato, alla creatività del regista o alle esigenze espressive dell’attore; esso, invece, offre sé stesso per entrare in sintonia con il tutto. E non lo fa per il bene comune, da martire; ma lo fa per il proprio bene; per esplorare e realizzare le proprie potenzialità e per offrire all’autore un percorso di scrittura non narcisistica, ma sempre più efficace e profonda.

In questo atteggiamento “panico”, di accettazione e collaborazione, si sviluppa l’esperienza di fare teatro per il teatro, e non per il protagonismo. Un teatro vivo, che spaventa ed emoziona, che sorprende e coinvolge.


TRA UN’ORA LA SESTA! E voi avete già assistito al folle/grottesco/allucinante/sventrante karaoke omicida?


Ultima settimana di repliche di Canicani! Ancora oggi, domani, dopodomani e sabato alle 20:45 al Teatro della Cooperativa! Venite a vedere come i miei organi sono i preferiti dai ristoranti!


Corriere della Sera

Corriere della Sera


Canicani: la recensione di Simona Maria Frigerio.

da Persinsala.it (link completo http://teatro.persinsala.it/canicani/5447)

HOME SWEET HOME

Voto: 4 stelle su 5

Aquilino firma il testo e Stefano De Luca dirige sette magnifici interpreti di un “mondo-supermercato, dove la famiglia è un macello”.

Temi scabrosi, linguaggio volutamente scurrile, l’oscena quotidianità della violenza, dentro e fuori le cosiddette quattro mura domestiche.
Lo spettacolo più fastidioso della stagione del Teatro della Cooperativa è in scena proprio in questi giorni: CaniCani – un musical grottesco che sfiora il teatro dell’assurdo pur rimanendo ferocemente ancorato alla realtà che ci circonda: soprusi, giochi di potere, sado-masochismo e violenze fisiche e psicologiche – astrattamente; sfruttamento dei minori e della prostituzione, ebetaggine televisiva, commercio illegale d’organi, accidia, tossicodipendenza e spaccio, sogni da velina, incesto e violenza contro le donne – concretamente.

Tra siparietti canori, gustosi lapsus Guzzantiani in panni Marini, rimandi all’immaginario filmico di Danny the Dog, e un padre-padrone incollato alle proprie poltrona e tv – come Nagg e Nell ai bidoni della spazzatura di Beckett – si ride (poco) e soprattutto ci si indigna (molto) di fronte a quel microcosmo in scena, che non è esagerazione satirica – come la merda di Luttazzi – bensì drammatizzazione della quotidianità che ci circonda, specchio della nostra società distorta nella quale riconoscersi tristemente.

Al termine della rappresentazione, l’incontro con interpreti, regista e autore, per esorcizzare, per compiere una catarsi forse impossibile, perché non è più possibile sentirsi innocenti.

L’unico dubbio è per il doppio finale: un posticcio happy ending che non riconcilia perché il frutto di un incesto e della violenza carnale non può essere simbolo salvifico, sebbene De André cantasse: “Ama e ridi se amor risponde/ piangi forte se non ti sente/dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fior”.

Lo spettacolo continua:
Teatro della Cooperativa
via Hermada, 8 – Milano
da mercoledì 16 a sabato 26 maggio, ore 20.45 (domenica riposo)

produzione LupusAgnus presenta:
CaniCani
di Aquilino
regia Stefano De Luca
con Enrico Ballardini, Tommaso Banfi, Matteo Barbè, Marta Comerio, Carlo Ponta, Annamaria Rossano e Fabio Zulli
musiche Marco Mojana



A sorpresa, ecco spuntare fuori un video (in bassa qualità purtroppo) del Rigoletto diretto da Massimo Gasparon in cui ho fatto il mimo danzatore: qui siamo al Teatro Pergolesi di Jesi, e io sono quello vestito di viola che viene preso a calci e fatto cadere dalle scale :)




La rassegna stampa di Canicani di ieri



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